31.5.08

Un telefilm direttamente dagli anni Ottanta

Chi di voi, se eravate al mondo negli anni Ottanta, ricorda il telefilm (o il cartone animato, a mio avviso di qualità inferiore) che raccontava le vicende di Mirko e Licia? Quella che è oggi la Mediaset ne produsse quattro serie, mi pare, con quattro titoli diversi. Ebbene, agli affezionati di quel telefilm dico che è il gruppo in cui il protagonista, Mirko, cantava (mi pare si chiamassero i "Beehive": credo si scriva così) si riunisce quest'estate. Sempre agli affezionati del telefilm, poi, chiedo di dirmi:
a) come si chiamava il bambino "cattivo" in classe con Andrea e innamorato della stessa bambina che piaceva ad Andrea;
b) come si chiamavano i due amici di Marrabbio che frequentavano il locale dello stesso (penso fossero gli unici clienti);
c) se alla fine della serie, dopo il diniego di Marrabbio al matrimonio tra Licia e Mirko, i due si sposano magari con la benedizione del di lei padre, avendo quello mutato proposito;
Fatemi sapere numerosi...

Ancora complimenti!

Con questo post esprimo i miei complimenti per l'ottimo risultato conseguito da Raffaele in un parziale alla facoltà di economia (sono sincero: non ricordo il nome dell'insegnamento, quindi non lo scrivo, evitando di sbagliarlo!).

30.5.08

Avviso

Se in questi giorni avete difficoltà ad aprire il blog (digitate l'indirizzo ma poi vi compare solo l'intestazione), abbiate la pazienza di attendere qualche secondo in più. Non so perché ma oggi riscontro questo difetto: basta aspettare un po' e le cose tornano alla normalità. Buona lettura e, come sempre, spero che i commenti siano numerosi!

P.S. Vi piace la foto? Una Ferrara innevata ... Mi ricorda quando ero piccolo: nel 1985 (ma quello non lo ricordo se non tramite qualche racconto) e nel 1990 (avevo sei anni, quindi lo ricordo bene!) scese davvero così tanta neve!

Nuovo blog!!!

Un altro consiglio "pubblicitario". Visitate il blog di Alexxx. Vi lascio l'indirizzo:

Grazie a tutti!

Oggi ho espletato le formalità burocratiche per la laurea e ho licenziato le copie della tesi per il mio relatore e per i miei correlatori. Voglio qui pubblicare lo stesso ringraziamento che campeggia in apertura di trattazione.

A tesi conclusa, non posso fare a meno di rivolgere un sentito ringraziamento a quanti hanno seguito la mia esperienza universitaria, sostenendomi nel corso di questi cinque anni. Un sentito grazie, quindi, ai miei genitori, Giorgio e Isabella, a mio fratello Alessandro e ai miei amici, sempre presenti nel momento del bisogno; tra questi, un grazie particolare a Ennio, che mi ha aiutato nelle traduzioni dei testi dall’inglese all’italiano, e a Paola, che ha letto alcune parti della tesi, quelle in cui maggiormente esprimevo opinioni personali, sempre pronta a darmi il suo illuminante parere. Accanto a questi ringraziamenti, altri ne vorrei rivolgere. A due docenti della mia facoltà; a coloro che, con serietà e passione, hanno fatto sì che io sia giunto alla fine del mio cammino universitario, appassionato, come credo pochi altri alla mia età, della materia penale, e voglioso di proseguire nello studio di questa disciplina, al fine di comprenderne in maniera sempre più approfondita ogni aspetto. Dunque, un sentito grazie al mio relatore, prof. Casaroli, e alla mia correlatrice, prof.ssa Valentini.

29.5.08

Nuovo sito!!!

E ora mi permetto di rivolgere un consiglio a tutti voi che leggete il blog. Visitate il sito di Luca:

Latino-americano: conclusione del corso. Riflessioni sul valore della coerenza

Ieri sera ho terminato il secondo corso di latino-americano. Ho l'attestato. Non sono certo stato il migliore della classe: le mie doti sono altre e, purtroppo, non si manifestano nel ballo o negli sport. Ho, tuttavia, trovato questa esperienza estremamente divertente; anzi, colgo l'occasione per ringraziare gli istruttori che ci hanno seguito nel corso di questo biennio.
Anche questa, poi, è stata un'occasione per riflettere. E per esprimere un commento su un altro valore che ritengo fondamentale: la coerenza. Diverse persone, un paio in particolare, avendo intrapreso questa esperienza non la hanno portata a termine: di esse, l'una avrebbe dovuto dedicarsi allo studio e, evidentemente, consumare le proprie serate sulla carta non patinata dei manuali universitari, l'altra, non senza difficoltà a dare un ordine alla propria esistenza, è incapace di concludere qualsivoglia attività cui essa abbia in precedenza dato inizio. Al di là dei commenti personali su costoro, di sicuro scarso interesse per i lettori di questo post, sottolineo come la coerenza assurga a corollario di quell'idea di serietà cui ho fatto più volte riferimento nel post di ieri, anche grazie ai commenti di Luca ed Ennio. Coerenza significa capacità di rimanere ancorati a un'idea, a un principio o a un valore: ben chiaro rimanendo che non è vietato mutare proposito. A fronte di un vicolo cieco sarebbe alquanto stupido non cambiare idea; se, però, il fondo della via non è sbarrato ma il cammino diventa soltanto leggermente più difficile, allora, cambiare idea si traduce in un gesto inutile e forse un po' infantile.
Abbiamo il coraggio di mantenerci fermi sulle nostre posizioni, fintantoché queste siano sostenibili. Questo è il motto che oggi vado esprimendo a tutti voi, che leggete il post. Certo, mi rendo conto che è difficile ma, come già in altre occasioni ebbi a dire, la serietà è una conquista non facile di cui, però, ciascuno di noi ha l'obbligo morale di farsi artefice.

28.5.08

Veloci e senz'altro banali considerazioni sui recenti fatti di Roma

Le pagine della cronaca italiana sono state tristemente funestate dalla notizia di scontri tra un gruppo di studenti antifascisti e un altro di coetanei di estrema destra davanti all'Università di Roma.
Si tratta di un episodio spiacevole nella sua violenza e nella probabile inconsapevolezza, da parte di coloro che lo hanno vissuto, dei valori di cui si fanno portatori. Mi spiegherò meglio. Uno dei mali peggiori che affligge la generazione degli attuali ventenni è quello di parlare senza sapere, riempiendosi la bocca di frasi, parole, nomi molto colorati senza in realtà accertarsi che a essi corrisponda un'esatta cognizione della sostanza cui fanno riferimento. Chi, oggi avendo venti, venticinque o trent'anni, può dirsi fascista? Si tratterebbe di un ragazzo che nemmeno lontanamente potrebbe immaginare le condizioni di vita che un coetaneo viveva settanta od ottanta anni or sono. Mi metto io, con l'età che ho, nei suoi panni: come si viveva negli anni Venti o Trenta lo so solo e solamente per sentito dire, grazie ai racconti dei miei nonni. Che, per la verità, non descrivono quell'età dell'oro che i sedicenti neofascisti vogliono delineare in riferimento al ventennio. Cose buone il regime ne fece, sicuramente: parimenti, ne fece di cattive. Una banalità, questa, che sfugge a chi riempie il proprio telefonino di gagliardetti e piccole aquile, andando negli stadi e nelle piazze a stendere il braccio al grido di non so quale motto di mussoliniana memoria.
L'inconsapevolezza, l'ignoranza e la contrapposta smodata voglia di un quarto d'ora di gloria, però, sono vizi che non hanno colore politico. A fronte della massa di pseudo-fascisti, gli altrettanti "sinistroidi" che, magari figli di professionisti, acquistano, con i soldi che vanno puntualmente rinnegando, quelli del papà e della mamma, vestiti e accessori firmati che permettano loro, però, di apparire trasandati, di dare l'idea di persone alle quali non importa molto il vestiario. Costoro, poi, la sera, molto probabilmente, si riuniscono in camere fumose a guardare film coreani sottotitolati in turco e poi la mattina successiva, davanti alla facoltà (se ne frequentassero mai una ...) si riuniscono in crocchi a discutere dei massimi sistemi. Probabilmente nemmeno costoro sanno che cosa significa comunismo, che cosa abbia detto Marx, ignorando quale sia la condizione in cui vivono i cinesi o viveva il popolo dell'URSS. Considerazioni, anche queste, di una banalità estrema: bisognerebbe sempre soppesare i lati positivi di un'ideologia che va di moda in un Paese che, seppure incivile, si dice ancora rispettoso dei diritti fondamentali, con i lati negativi che possono conoscersi solo dopo avere accettato di mettere il naso fuori casa e di informarsi, mettendo a lato, una volta ogni tanto, il proprio ego, che possa scendere dal dorato piedistallo sul quale precedentemente era stato collocato.
Poiché non amo spendere parole senza indicare soluzioni, in chiusura di post, ne affermo una. In una sola parola: serietà. Altrettanto banale, questo valore non viene preso dai più in considerazione. Si tratta di qualcosa di cui si è perso ormai da molto tempo la reale cognizione, sì che, se ciascuno vivesse più seriamente la propria quotidianità, mostrandosi per quel che è, accettando di entrare in contatto con l'altro, riponendo catene, armi, oggetti da violenza ma anche paroloni, film (fintamente) impegnate e ideologie da Sessantotto, probabilmente non assisteremmo più a episodi come quello accaduto recentemente all'Università di Roma.

27.5.08

Complimenti!!!

Con il post di oggi, le più vive congratulazioni ad Ale e Luca che ieri hanno sostenuto esami attinenti alla materia penale con trenta! E' bello vedere che ogni tanto l'Università italiana premia l'impegno e la serietà nel lavoro svolto. Bravi ragazzi, continuate così!

26.5.08

Cemento armato e il cinema italiano

Dopo qualche giorno di silenzio, ecco un nuovo post. A dire il vero si tratta del primo vero post del blog, essendo quello di martedì scorso solo una prova.
Scopo di questo messaggio è consigliarvi un film. Si chiama "Cemento armato" (2007), regia di Marco Martani, con Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini e il grandissimo Giorgio Faletti. Due parole sulla storia: il protagonista, Diego, ragazzo che vive di espedienti, una mattina, per farsi largo nel traffico romano, sfreccia con il proprio motorino tra le automobili ferme in coda, rompendo tutti gli specchietti. Purtroppo, tra quelli, romperà lo specchietto sbagliato, quello della Mercedes di Franco Zorzi, detto "Il Primario", potente boss della malavita romana. Di lì, una serie di eventi che porteranno Diego e il Primario faccia a faccia, con un finale inaspettato e sicuramente meritevole.
Il film è senz'altro pregevole, la trama è scorrevole e gli attori sono bravi. La domanda che, a fronte di prodotti cinematografici come questo, dovremmo porci è questa: perché mai l'Italia è incapace di esportare i propri film o, almeno, di farli conoscere nel resto del mondo, come accade con i film francesi, inglesi o americani? Una commedia come "Mi fido di te" (di e con Ale e Franz) è sicuramente piacevole. In Italia qualcuno la conosce, all'estero, nessuno. Probabilmente, se fosse stata prodotta negli Stati Uniti, molte più persone saprebbero di che cosa si tratta.
Il mio, quindi, vuole essere uno spunto per esprimere il massimo sostegno al cinema italiano (il nostro Paese ha diversi attori e registi capaci e preparati) ma, al contempo, per muovere una critica all'Italia che, come spesso accade, ha molte potenzialità ma non si applica. L'Italia è come lo studente svogliato: potrebbe fare, ma non fa. Anche qui, sarebbe auspicabile un massiccio intervento a sostegno del cinema italiano da parte di chi si occupa delle mostre del cinema e da parte dei canali di distribuzione dei prodotti cinematografici. Questa non vuole essere autarchia ma semplice valorizzazione di un valore che è già in nostro possesso. Ebbene, ciò detto, mi piacerebbe che alla prossima mostra di Venezia vincesse un film italiano anziché film asiatici, francesi o americani. Pur con tutto il rispetto per chi li produce e li distribuisce, sicuramente più bravo di noi nel valorizzare i propri prodotti.

20.5.08

Prove di blog

Con questo messaggio do vita a un nuovo blog: esso non vuole essere (o, almeno, non solo) un più o meno riuscito tentativo di autoesaltazione, ma lo spunto per la condivisione di opinioni e punti di vista. Ringrazio, perciò, fin da subito quanti vorranno leggere i post qui pubblicati e rendermi partecipe dei loro commenti.