10.6.08

Una proposta per il nostro sistema universitario

Uno dei problemi che affligge il nostro Paese è l'assenza di fondi per la ricerca e per la formazione post-universitaria. In questo post, in estrema sintesi, è mia intenzione fornire lo spunto per una possibile soluzione.
Partiamo da un dato: il nostro sistema universitario, a seguito della riforma del "3+2", si è arricchito di un elevatissimo numero di corsi di laurea. Per avere contezza di questo dato sarà sufficiente, cari lettori, dare uno sguardo al sito del M.I.U.R. A fronte di ciò, poniamoci una domanda: tutti questi corsi permettono agli studenti che li frequentano di acquisire una posizione, più o meno qualificata, nel mondo del lavoro? Oppure vi sono corsi di laurea che si rivelano essere un vicolo cieco, o, per meglio dire, una strada diretta alla linea grigia dei tanti disoccupati e precari del Paese? La risposta, a quest'ultima domanda, è senz'altro affermativa. E ad aggravare lo scenario, già di per sé grave, l'incapacità di molti studenti di prendere coscienza di questo dato, essendo spesso sufficiente iscriversi a un corso di laurea, uno qualunque, per fare contenti parenti e genitori, così da assicurare a se stessi la possibilità di un parcheggio quinquennale o, in certi casi limite, decennale.
Non solo: i corsi di laurea "tradizionali" sono popolati da diversi giovani disinteressati, svogliati, perlopiù obbligati dalla volontà o dalla professione dei genitori a iscriversi lì. Così ragionando, appare lampante come anche questi corsi siano destinati a trasformarsi in parcheggi per figli di papà e mantenuti.
Una soluzione? La serietà, ovviamente. Anche se va contro la logica delle baronie che da molte parti politiche viene criticata ma da nessuno, effettivamente eliminata.
Una proposta seria? Questa, di cui mi appresto a segnalare le principali linee direttrici:
  • mantenimento dei corsi di laurea afferenti alle facoltà di ambito giuridico, economico, scientifico e medico;
  • riduzione nel numero delle facoltà afferenti all'area umanistica a tre o quattro per la Nazione, così che il patrimonio culturale, letterario e artistico del nostro Paese possa essere studiato e salvaguardato da poche persone ma competenti;
  • introduzione del test di ingresso per le facoltà afferenti all'area umanistica, così da selezionare aprioristicamente quanti saranno chiamati a espletare compiti di tutela del patrimonio culturale, letterario e artistico del nostro Paese (così che le facoltà di lettere e filosofia non siano più scambiate per area di cazzeggio. Il test espleta anche una funzione generalpreventiva di intimidazione non indifferente);
  • introduzione dello sbarramento a conclusione del primo anno nelle facoltà di ambito giuridico, economico, scientifico e medico: uno sbarramento calibrato sulle reali attitudini dello studente che dovranno essere state dimostrate mediante sostenimento di determinati esami obbligatori (per esempio, parlando della facoltà di giurisprudenza, è inutile permettere l'accesso al secondo anno a studenti che non abbiano superato "Diritto costituzionale I" e "Istituzioni di diritto privato I";
  • espulsione degli studenti che, iscritti per la seconda volta al primo anno di corso, non abbiano entro l'anno accademico, superato gli esami fondamentali necessari all'accesso agli anni successivi (salve deroghe individuali)
  • espulsione degli studenti che, a conclusione del quinto anno di permanenza universitaria non abbiano conseguito almeno 150 crediti (tra cui, quelli relativi a determinati esami fondamentali predefiniti dalla facoltà o dal legislatore) (salve deroghe individuali);
  • espulsione degli studenti che non sostengono nemmeno un esame nel corso di un anno accademico, ovvero non più di quattro esami nel corso di tre anni accademici (salve deroghe individuali);
  • eliminazione dei corsi i cui laureati trovino occupazione in misura inferiore al 20% dopo un anno dal conseguimento del titolo (i dati circa l'occupazione sono disponibili sul sito di Almalaurea)

I vantaggi dell'attuazione di questa proposta:

  1. risparmio dovuto all'eliminazione dei corsi di laurea "non produttivi";
  2. contenimento dei fuori corso;
  3. potenziamento della valutazione di merito, così da realizzare il dettato costituzionale nella parte in cui ammette il raggiungimento dei più elevati livelli di istruzione ai più capaci e meritevoli.

Così ragionando, forse, le varie Università cesseranno di considerare il fuori corso come un fenomeno fisiologico, accettabile in quanto permette l'acquisizione di somme in denaro mediante il pagamento delle rate nei semestri (e negli anni) successivi a quella che dovrebbe essere la conclusione fisiologica del percorso cognitivo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Gentile Giulio, docente assistente amico (non fratello), mi trovo ad essere d'accordo con le tue proposte. C'è una sola cosa che non posso non denunciare: trovo che il test d'ingresso vada eliminato e non inserito. Andrebbe tolto anche dove ora c'è...il test è sostituito dalla selezione naturale che avviene nelle università (e che con i tuoi sistemi filtro [o come preferiresti chiamarli di "depurazione progressiva"]verrebbe sicuramente incrementata).

Anonimo ha detto...

Se leggi bene, nella mia proposta il test di ingresso verrebbe utilizzato come strumento di filtro solo nelle facoltà letterarie. In tal modo, secondo il mio avviso, sarebbe possibile individuare un novero di trenta, quaranta persone per facoltà (proponevo che ne rimanessero solo tre, forse quattro), alle quali sarebbe affidato l'incarico di studiare e tutelare il nostro patrimonio culturale. Un compito senz'altro importante, visto che l'Italia ospita più della metà del patrimonio artistico mondiale, avendo dato i natali a una quantità innumerevole di letterati e filosofi.
Lontano da me proporre quale soluzione ai problemi dell'università un test a crocette, come accade oggi nelle facoltà di medicina di tutta Italia. Ritengo, infatti, che il metodo più opportuno sia quello adottato, ad esempio, all'Università Normale di Pisa: uno scritto e un orale. I docenti hanno contatto diretto con gli studenti e possono valutarne le capacità intellettive e di ragionamento, oltre alle conoscenze spicciole.
P.S. Non ho afferrato la specificazione ("docente assistente amico non fratello")...

Anonimo ha detto...

Caro sacerdote forse hai ragione! Andrebbe tentato questo test stile normale di pisa...credo che sia davvero difficilissimo.

p.s. per quanto riguarda docente assistente amico (non fratello) i primi tre titoli erano un crescendo che ho fermato prima di dire fratello in quanto solo ale ha il permesso di poterti chiamare fratello, anche se adottato.

Anonimo ha detto...

Ammetto ke le tue proposte potrebbero risultare all'occhio dei piu, estreme se nn tendenzialmente filo-nazi-fasciste. Però da un'ottica razionale e obbiettiva nn si riesce a darti torto. Gente ke rimane parcheggiata in facoltà serie x anni e anni pur nn fregandogliene nulla d quanto dovrebbe studiare (figli d papà tutti mantenuti), gente ke invece d studiare, sacrificarsi e fare tutto cio ke frequentare un'universita implica, si mette a giocare "facendo del proprio hobby un lavoro" (anke a me piace fare le statuine col pongo... peccato ke nn abbiano ancora inventato un corso d laurea ke le preveda senno avrei gia trovato un modo x assicurarmi un futuro impiego -.- )dovrebbe rendersi utile in altro modo. Tuttavia ritengo ke la scala d importanza delle facoltà da te ideata (in merito alle facolta giuridiche, mediche, scientifiche... piuttosto ke quelle umanistiche o addirittura quelle neanke definibili cm "facoltà" e sappiamo a quali m riferisco), x quanto la condivida completamente, nn sia oggettiva ma soggetta alle opinioni e alle idee personali. Cio porterebbe a un turbinio (cm t piace questo termine ;) ) d idee tutte contrastanti, trovandoci cosi nella "doxa", se nn nella filosofia, e nn piu in un'unanime scelta d quali direzioni sarebbe piu opportuno prendere x migliorare questo sistema didattico ke diventa ogni giorno piu scadente...

Anonimo ha detto...

Io non ritengo affatto che quelle umanistiche non siano facoltà serie. Ripeto: tutelare il patrimonio letterario, artistico e culturale del nostro Paese è un compito fondamentale. Un obbligo per chi vuole finalmente dirsi "italiano" e andare fiero di questo aggettivo. Il problema è come, nelle facoltà umanistiche, vengano trattate le tematiche attinenti alla salvaguardia di tale patrimonio. Io per primo ho frequentato il liceo classico e sono consapevole di quanto sia importante acquisire una forma mentis di tipo umanistico. Apre la mente, e non lo dico in senso ironico. La questione, a questo punto, concerne il modo e non l' "an", visto che spesso e volentieri il nostro legislatore idea nuovi corsi di laurea, molto spesso attinenti proprio all'area umanistica, per elargire cattedre o attirare studenti al fine di incamerare risorse che verranno puntualmente disperse non si sa bene dove. Di qui, delle due l'una: o ci teniamo questi corsi di laurea, usando gli studenti che li frequentano, ignari del loro prossimo futuro da disoccupati, come fonte di risorse economiche che poi vengano, però, utilizzate per finanziare la ricerca e la formazione post-universitaria, o finalmente dall'alto qualcuno getterà la maschera, giocando a carte scoperte, e cancellando dal novero dei possibili corsi di laurea quelli "improduttivi" (oggi si ragiona in termini di produttività. Penso sia possibile anche in questo settore)e utilizzando le risorse disponibili, evitando speculazioni.